Tra 10 anni il Coworking esisterà ancora?
Fermarsi e guardarsi intorno credo sia un’abitudine sana, che a volta dimentichiamo, presi come siamo dal day-by-day.
Ma di recente sono stato in viaggio, ho staccato la testa e – come accade in questi casi – la mente vaga dove vuole e poi arriva con una domanda che non ti aspetti, tipo:
Ma tra dieci anni, il Coworking esisterà ancora?
Me lo chiedo con la curiosità che ho sin dal primo giorno: non credo molto all’esperienza in quanto tale, spesso sopravvalutata… meglio astrarsi dal fatto che il settore l’ho visto nascere, che ne ho attraversato le stagioni, che è diventato il mio lavoro.

Proviamo a guardare alla cosa da lontano, da fuori (come dal finestrino di un aereo che va a NY, per esempio).
Mi pare di vedere che questo benedetto Coworking stia diventando qualcosa di diverso da quello che era.
E questo non è un problema — è esattamente quello che doveva succedere.
Il destino migliore per un’idea è diventare ovvia
Se ci pensiamo, le cose che hanno cambiato il modo in cui viviamo e lavoriamo hanno tutte attraversato lo stesso percorso: nascono come novità, vengono discusse, difese, attaccate, celebrate — e poi, lentamente, diventano normali.
Smettono di essere “innovative” e diventano semplicemente il modo in cui si fanno le cose.
Internet è passato da “rivoluzione” a infrastruttura. Lo smartphone da gadget a protesi. Il telelavoro da eccezione a contratto.
Il Coworking sta percorrendo la stessa strada.
Sempre più spesso, quando parlo con aziende, professionisti, amministrazioni locali, noto che la conversazione è cambiata.
Non si spiega più cos’è un Coworking (beh, un po’ sì ma meno di prima).
Non si giustifica più la scelta di usarne uno. Si parla direttamente di spazi, di costi, di logistica, di bisogni.
La parola stessa inizia a diventare familiare — e la familiarità, nel ciclo di vita di qualsiasi idea, è un traguardo, non una sconfitta.
Allora cosa sparirà, e cosa resterà?
Quello che probabilmente sparirà — o si ridurrà molto — è il Coworking come categoria identitaria forte.
Quello che invece resterà — e crescerà — è il Coworking come soluzione concreta a un bisogno concreto.
Lavorare bene, in un posto serio, flessibile, accessibile, senza i costi e la rigidità di un ufficio tradizionale.
Un bisogno che non solo non sparirà, ma diventerà sempre più centrale man mano che le organizzazioni del lavoro continuano a evolversi.
In altri termini: tra dieci anni probabilmente ci saranno meno persone che parlano di Coworking come di una cosa speciale.
E molte di più che lo usano senza farci troppo caso.
I segnali che leggo già oggi
Le antenne, dopo diciotto anni di lavoro, si affinano.
E quello che sento nell’aria non è incertezza — è consolidamento.
Le grandi aziende stanno strutturando politiche di lavoro distribuito che includono il Coworking come opzione standard, non più come sperimentazione.
I professionisti che usano spazi condivisi sono semplicemente persone che hanno trovato il modo migliore per lavorare.
Le amministrazioni locali, anche nei centri più piccoli, stanno cominciando a capire che uno spazio di Coworking in paese non è un lusso creativo ma un presidio utile, un servizio.
Questo non significa che il percorso sarà semplice o lineare.
Ci saranno spazi che chiuderanno perché non reggono il mercato maturo.
Ci saranno modelli che non funzioneranno.
Ci saranno sfide che oggi non riusciamo ancora a prevedere — l’intelligenza artificiale sta già ridisegnando il lavoro di interi settori, e nessuno sa con certezza come cambierà la domanda di spazi fisici nei prossimi anni.
Ma il bisogno di lavorare in un posto valido, con persone reali, in un contesto professionale e umano allo stesso tempo è un bisogno antico, come ho scritto in una newsletter precedente.
Il Coworking non lo ha inventato: lo ha ritrovato, e gli ha dato una forma contemporanea.
La mia risposta alla domanda
Sì, il Coworking esisterà ancora tra dieci anni.
Forse con nomi diversi in alcuni contesti.
Forse integrato in edifici, stazioni, quartieri in modi che oggi stiamo solo immaginando.
Forse con una componente tecnologica che oggi non riusciamo a prevedere fino in fondo.
Ma nella sostanza — uno spazio dove lavorare bene, in modo flessibile, con una comunità intorno — continuerà ad esistere. Perché risponde a qualcosa di reale, non a una moda.
E chi ha costruito con questa convinzione, con pazienza, metodo, impegno professionale e – perché no – passione, si troverà al centro di un ecosistema importante.
Questo almeno – per quello che può valere – ciò che vedo io.
Non solo dall’oblò dell’aereo, ma anche dalla mia scrivania in Coworking 🙂
Buon Coworking e buona fortuna 🍀
Max
PS – E già che siamo su LinkedIn, qui trovate il link per seguire la pagina di Rete Cowo®.
