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Lavorare in smart working da un Coworking: ecco cosa cambia con la nuova Legge 11 marzo 2026 n. 34 (e come adeguarsi).

Quando viene approvata una nuova norma sul tema Coworking e lavoro agile il rischio è sempre quello di perdersi tra articoli di legge e interpretazioni poco chiare, senza arrivare a capire cosa cambia nella pratica quotidiana.

Per questo, per approfondire cosa è cambiato con l’introduzione della Legge 11 marzo 2026 n. 34 (in vigore dal 7 aprile 2026) ci siamo avvalsi del prezioso contributo di Massimo Adami, professionista della sicurezza sul lavoro con la sua società Acons di Verona e partner di Rete Cowo con il suo spazio Coworking Verona Dossobuono in via Staffali 44H (vicino A4 e tangenziali).

Smart working e Coworking: cosa cambia con la Legge 34/2026

Partiamo da una domanda: cosa cambia rispetto al passato, in parole semplici, per chi lavora in smart working da un Coworking?

La Legge 11 marzo 2026 n. 34 – spiega Massimo Adami – interviene su un aspetto rimasto finora in una sorta di zona grigia: i luoghi in cui si svolge lo smart working quando non sono sotto il controllo diretto dell’azienda. Ed è proprio in questo scenario che i Coworking assumono un ruolo nuovo, più definito e per certi versi più strategico.

Il cuore della novità sta in una modifica al D.Lgs. 81/2008, il testo di riferimento sulla sicurezza sul lavoro. Con l’introduzione del nuovo comma 7-bis all’articolo 3 il legislatore mette finalmente nero su bianco una situazione molto diffusa: il lavoro svolto in luoghi che non sono nella disponibilità giuridica del datore di lavoro.

Parliamo, concretamente, di tutti quei contesti che negli ultimi anni sono diventati normali per chi lavora in smart working: casa, spazi pubblici, biblioteche e naturalmente Coworking.

La differenza rispetto al passato è sostanziale. Oggi il datore di lavoro deve poter dimostrare di aver informato il lavoratore sui rischi, anche quando non ha alcun controllo diretto sull’ambiente in cui l’attività viene svolta.

Questo passaggio cambia l’equilibrio: il luogo di lavoro, anche se scelto liberamente, entra a far parte del sistema di responsabilità legato alla sicurezza.

Il ruolo del Coworking nella sicurezza del lavoro agile

È qui che il Coworking smette di essere solo uno spazio funzionale e diventa un elemento rilevante nel quadro normativo.

La legge non attribuisce obblighi diretti al gestore nei confronti dei lavoratori ospiti, ma inserisce il Coworking tra gli ambienti in cui si concretizza il lavoro agile. Questo significa che, anche senza un coinvolgimento formale, lo spazio contribuisce alla qualità complessiva delle condizioni di lavoro.

In altre parole, il Coworking entra nel perimetro della sicurezza, anche se non ne è il responsabile diretto.

Per chi gestisce uno spazio, questo si traduce in una consapevolezza nuova. Non basta più offrire un ambiente piacevole o ben arredato: oggi conta anche quanto quello spazio sia affidabile, coerente e, soprattutto, documentabile.

Sicurezza degli spazi Coworking: cosa deve garantire il gestore

Al di là delle novità normative, ci sono elementi che diventano ancora più centrali nella gestione quotidiana.

La legge non assegna obblighi formali ex D.Lgs. 81/2008 al gestore del Coworking nei confronti dei lavoratori ospiti che sono dipendenti di terzi. Gli obblighi di sicurezza restano in capo al datore di lavoro, che li assolve tramite la consegna dell’informativa scritta annuale sui rischi generali e specifici al lavoratore e al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

Tuttavia, il gestore di un Coworking ha responsabilità proprie in quanto datore di lavoro per i propri
dipendenti e titolare dello spazio
:

  • Deve rispondere della sicurezza delle parti comuni (impianti elettrici a norma, vie di esodo libere, presidi antincendio, illuminazione adeguata)
  • Ha obblighi da locatore/gestore verso chiunque utilizzi lo spazio in base a contratto
  • Può essere chiamato in causa in caso di infortunio se l’inadeguatezza dello spazio ha contribuito all’evento

Il gestore di un Coworking quindi deve assicurarsi di:

  • Mantenere le postazioni conformi alle norme ergonomiche di base (D.Lgs. 81/08, Allegato XXXIV — VDT)
  • Garantire un impianto elettrico certificato, estintori verificati, planimetrie di esodo visibili, accessibilità
  • Avere un registro delle presenze (utile in caso di emergenza o indagine post-infortunio)

Checklist della postazione di lavoro: perché il Coworking è direttamente coinvolto

Una delle novità più operative introdotte dalla Legge 34/2026 riguarda la checklist della postazione di lavoro.

Ogni lavoratore, prima di iniziare l’attività in un nuovo luogo, deve verificare che siano rispettate alcune condizioni minime: illuminazione adeguata, sicurezza degli impianti, comfort ambientale, ergonomia.

Non si tratta di un passaggio formale. Se la postazione non risulta idonea, il lavoratore non può iniziare a lavorare da lì. Uno spazio ben organizzato permette di superare facilmente questa verifica, mentre uno spazio poco strutturato rischia di diventare un ostacolo.

Come può prepararsi un Coworking?

Un gestore intelligente può anticipare la checklist preparando una scheda tecnica della postazione — un documento sintetico (anche una pagina A4 o un QR code) che risponda preventivamente alle domande della checklist. Ecco le informazioni da inserire:

Voce checklistCosa il Coworking può dichiarare
Illuminazione adeguataIlluminazione naturale + artificiale ≥ 500 lux al piano lavoro
Impianto elettricoCertificato secondo norma CEI 64-8, ultima verifica: [data]
Presidi antincendioEstintori verificati [data], planimetria esodo in prossimità postazione
TemperaturaHVAC con regolazione, range 19–26°C
Seduta regolabileSedia ergonomica con regolazione altezza, schienale e braccioli
Monitor regolabileMonitor disponibile su richiesta / postazione monitor con supporto

Questa scheda permette al lavoratore di compilare la checklist in pochi minuti con esito IDONEO, e all’azienda di avere evidenza documentale.

Il Coworking così non solo risponde a un’esigenza normativa: offre un servizio concreto ai propri utenti e alle aziende.

Lavorare in Coworking oggi: perché è più sicuro (e dimostrabile)

Uno degli effetti più interessanti della nuova normativa è il cambiamento nella percezione dei luoghi di lavoro. Prima della L. 34/2026 lavorare da casa, in un bar o in un Coworking era, dal punto di vista formale, più o meno equivalente (quasi esclusivamente una questione di comodità o preferenza).

Oggi non è più così. Con l’introduzione di verifiche e documentazione, la sicurezza diventa un elemento misurabile. E questo porta a una conseguenza molto chiara: gli spazi progettati per lavorare partono avvantaggiati.

Un Coworking che offre postazioni ergonomiche, impianti certificati e condizioni controllate può dimostrare la propria idoneità. Un ambiente domestico o improvvisato, nella maggior parte dei casi, no.

Questa differenza, oggi, conta.

Coworking e aziende: una nuova opportunità di collaborazione

Guardando il quadro complessivo – evidenzia Massimo Adami del Coworking Verona Dossobuono – è evidente come questa nuova normativa apra uno scenario interessante per chi gestisce spazi Coworking.

Per le aziende con più lavoratori agili avere un accordo con un Coworking certificato e documentato può semplificare la gestione degli adempimenti: invece di raccogliere decine di checklist su decine di luoghi diversi possono indirizzare i dipendenti verso luoghi già validati.

È un cambio di prospettiva importante: il Coworking smette di essere solo un’alternativa e diventa un partner operativo.

Come adeguare il tuo Coworking alla nuova normativa sul lavoro agile

Di fronte a questo scenario non serve rivoluzionare tutto, ma è utile fare alcuni passi mirati.

Consiglio 1: fai una verifica documentale dello spazio

Il primo consiglio riguarda la documentazione. Avere certificazioni aggiornate, verifiche periodiche e planimetrie chiare è fondamentale. Non necessariamente per mostrarle ogni giorno, ma per poterle esibire quando serve.

Consiglio 2: prepara una scheda tecnica delle postazioni (o del tuo spazio)

Il secondo consiglio di Massimo Adami è quello di preparare una scheda tecnica delle postazioni (o dello spazio). Una scheda tecnica ben fatta permette di comunicare in modo immediato il valore del proprio Coworking e di supportare concretamente chi deve rispettare gli obblighi di legge.

In questo modo gli utenti e le aziende possono compilare la checklist obbligatoria ex L. 34/2026 in modo rapido e con esito positivo. È un servizio che nessun Coworking improvvisato può offrire.

Consiglio 3: posizionati come partner per le aziende, non solo per i singoli lavoratori

Il posizionamento è forse l’aspetto più strategico. Oggi ha senso iniziare a dialogare direttamente con le aziende del tuo territorio, in particolare con chi si occupa di risorse umane e sicurezza. Contatta i referenti, presenta il tuo spazio spiegando che è compatibile con gli adempimenti della L. 34/2026 e offri la possibilità di stipulare accordi quadro per i loro lavoratori agili.

Il messaggio è semplice: qui i tuoi dipendenti lavorano in un posto sicuro e documentato (e tu puoi dimostrarlo).

Nuova legge sullo smart working: un cambio di passo per i Coworking

La Legge 34/2026 non introduce obblighi diretti per i gestori di Coworking, ma cambia il contesto in modo significativo. Rende il lavoro agile più strutturato, introduce maggiore attenzione alla sicurezza e, soprattutto, porta i luoghi di lavoro al centro della valutazione.

Per chi gestisce uno spazio, questo significa una cosa molto concreta: oggi non basta più essere una soluzione comoda, bisogna essere anche una scelta affidabile e dimostrabile.

Chi riuscirà a cogliere questo cambiamento non solo sarà in regola, ma potrà posizionarsi in modo più forte e credibile sul mercato. E in un settore sempre più competitivo, è un vantaggio che fa la differenza.

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